Teatro Caverna

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29 settembre | Caverna

La vita ha un dente d'oro

Sabato 29 settembre, ore 21.00

Il primo appuntamento della TRILOGIA DEL TAVOLINO



con Francesco Pennacchia e Gianluca Stetur
drammaturgia Rita Frongia
regia Claudio Morganti
organizzazione Adriana Gemma Vignali
Produzione Esecutivi per lo Spettacolo
con il sostegno di Regione Toscana/Teatro il Moderno di Agliana

Morsio Stiotir abita per strada, ha un cane che si chiama Full e ha visto poche aquile nella sua vita. Di antiche discendenze croate, eredita una lingua deformata dal tempo della lontananza.
L’ultima immagine prima dell’incidente, è quella di una ragazzina che sta su un muretto, di una vecchia che le conta i capelli e la luce di un faro che si accende e si spegne.
In quel tempo dilatato dalla caduta, Morsio sogna la realtà che è stata la sua vita. Tornano i pezzi del passato, senza un ordine, sa che non ho mai guardato la nuca di mia madre? Odore di alcool nell'ultimo respiro, mamma…
Il suo interlocutore si chiama Mors che è anche il nome di una bevanda russa fatta con la mortella di palude. A volte Mors si avvicina fino all’inevitabile, altre volte sembra desistere, ma è solo questione di tempo, non sembra seguire una logica, non ne ha necessità.
Non v'è nulla di logico nel non esserci più. Non sentite che mi sto avvicinando?



Uno spettacolo di archeologia teatrale.
Alle origini del gioco.
Laddove nasce la tradizione ormai perduta.
Il gusto ed il piacere della vera finzione. Quella autentica. Quella che privilegia il gioco e la santa idiozia. La fede nell'arte del fallimento.
Insomma, signori, potrete vedere due attori. Certamente il gradino più basso dell'umanità, ma pur sempre due persone, due esseri, due esemplari di una specie in via d'estinzione.
Fatta oggetto da qualche anno a questa parte, come ben sapete, di una caccia spietata.
Coloro tra voi che ne sono ignari si chiederanno il perché.
Perché mai questo accanimento? Forse per la pelle? Per i denti e le unghie?
Per gustarne il rinomato fegato all'alcol?
No signori. Le carcasse degli attori vengono semplicemente lasciate marcire al sole, soltanto dopo, però, aver tratto godimento dal loro dolore in seguito ad una qualsiasi frase irrispettosa nei loro confronti. Come, per esempio Ma insomma basta con gli attori!
Ecco, una semplice frase come questa può produrre danni devastanti nella fragile ed aerea natura di questa specie.
E noi ne abbiamo individuato due esemplari apparentemente ancora in buono stato.
Venite a vedere di cosa sono capaci!
Di quale profonda ed inarrivabile stupidità sanno farsi carico!
Come sanno attrarsi e distrarsi, precipitare dalle vette del sublime al buco nero del marasma più ingovernabile!
E poi, chiunque volesse aiutare loro e i rari esemplari ancora esistenti, può lasciare una donazione al Comitato per la difesa e la salvaguardia dell’attore.
(Claudio Morganti)

La vita ha un dente d'oro è un'antica espressione bulgara che non trova corrispondenza idiomatica nella nostra lingua. Oggi l'espressione non è più in uso ma pare venisse utilizzata per alludere al fatto che in tutto ciò che è vero c'è sempre un artifizio, una menzogna, un'alterazione d’organi.
Ma è anche vero che le cose, a volte, sono proprio come sembrano.
Commedia primitiva con cadavere al presente.
(Rita Frongia)